” Io ti battezzo….”

vertine-1.jpgQualche giorno fa, Leonardo Romanelli, nel suo blog Quinto Quarto,con un post divertente e sfizioso, parlava di come molti produttori di vino hanno lavorato con la fantasia per dare dei nomi alle etichette che producono.

Diverse sono le fonti di ispirazione, la conformità del vigneto o del suolo, un affetto familiare, un amore, una carattestica del luogo ecc.

Niente di male il tradurre in etichetta uno stato d’animo o un riconoscimento al posto dove risiedono le viti, ben diverso invece l’appropriarsi di un luogo, delle forme, di un nome collettivo come potrebbe essere quello di un paese o di un castello conosciuto ma che in fondo appartiene a chi vi abita, chi l’ha vissuto o ci è nato.

L’uso di queste località allo scopo commerciale è la strada più veloce e credo sbagliata per farsi conoscere, perchè si lega indissolubilmente il proprio nome e marchio ad una realtà in cui a volte si piove quasi per caso e non la si vive e non se ne è partecipi.

Le località, i paesi, poi aldilà delle visure catastali, sono un bene collettivo, oltre di chi ci vive, di chi vi ha ricordi, ci ha trascorso tempo e sbatterli in etichetta mi sembra un’idea superficiale e furba per far girare un prodotto e per farsi conoscere non per quanto si fa, ma per dove si è o si vorrebbe essere.

Non capisco come mai non si usi il nome del podere che si acquista, della fattoria, della casa legata all’unità vitata, dato che è lì il punto di riferimento dell’attività.

Preferisco senza dubbio chi usa il proprio nome e ci mette la propria faccia in quello che fa, in quello che scrive in etichetta, in quanto va a mettere in bottiglia.

A me personalmente è capitato un paio di volte di spremere le meningi per trovare un nome ad una azienda, ma mai mi è volato per la mente di usare il nome di una località, o famosa, o condivisa con il vivere di altre persone, e si che la strada era anche remunerativa dal punto di vista immagine perchè i nomi erano preziosissimi.

Purtroppo questa sensibilità non appartiene a tutti e viene scelta la strada più breve e stitica per il classico ritorno di visibilità.

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