
Durante la Grande Guerra fra le opposte trincee si instaurava un tacito accordo per tenere i moschetti silenti e nei giorni natalizi non erano insolite scene di fratellanza fra divise diverse piene della stessa carne in assenza di sentimenti d’odio fra persone tolte alla terra e spedite da nastrini e medaglie (più case regnanti tutte imparentate fra loro) a farsi a fette gli uni con gli altri, e questa tregua accadeva anche quando di fronte c’erano i fez delle divisioni bosniache che di certo non si intenerivano per il Presepe.
Questi giorni hanno per tutti un’atmosfera particolare sia per chi festeggia il Sole Invitto, sia per chi celebra la nascita di Cristo, un attimo di pace e riflessione – laica o credente – al netto della ferocia consumista che niente c’entra ma tutto fagocita, un modo per stare insieme, parlare, buttare bucce di mandarino nella stufa o nel camino.
Un conto è essere immuni dalla febbre consumistica con un ricco e sobrio amore interiore per il creato, le persone care (o la necessaria cura per fetenti e farabutti) un conto è l’alquanto poco che sovrintende le feste natalizie di Castelnuovo Berardenga, dove pare di vivere le feste come una forte infiammazione dietro.
Sobrietà collima anche con arguzia e fantasia, infatti le uniche luci a intermittenza sono quelle delle auto disseminate in sosta selvatica entro tutto il perimetro del paese con la luce o con le tenebre.
Se non ci si crede, basta fare un giro perchè sono una vera attrattiva.
Senza fantasia e arguzia, vengono disillusi anche i ragazzi delle scuole, che se sobillati come si deve, potrebbero essere una risorsa per imbastire una piazza Marconi come un luogo di gioia, futuro e rigoglio di senso civico guardando al futuro.