Occhio di vischio su tela di cielo

Baciarsi sotto il vischio dice sia di buon auspicio, ma non è ben chiaro per gli esiti di cosa, poi ci sono tutte le tesi spirituali della “medicina solstiziale” sulla cura dell’anima e qui  si scivola fatalmente nella teologia del corno letame amplificato dalle onde di allunaggio.

E’ solo vischio, pianta semi parassita della quercia, che in questo periodo coriandola di pallini gialli il suo raggio d’azione di chioma in terra e si stampa nel cielo come un affresco dai risvolti azzurri, prima che il druido di Asterix sopraggiunga per la raccolta, ingrediente fondamentale, di una famosa pozione.

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La nebbia agl’irti colli del Chianti

Vista da sotto è una mole di umidità sospesa che si aggrappa alle cose vigenti, vista da sopra è un ondeggiata di emozioni arteriose nascenti che si sposta e si disfà di campanili sporgenti e di capi e razzoli assonnoliti.

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Harry banconiere al Circolo della Villa a Sesta

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Colpiti al cuore da una breve visita in incognito al bel borgo della Berardenga, i coniugi Windsor, quando si trattò di trovare un nome al loro piccolo appena nato, si ricordarono di un’insegna che videro appena entrati nel borgo, e lo chiamarono Arci, come il Circolo.
Da allora, la dura vita di corte e di rappresentanza, ha fatto loro maturare una scelta di vita lontano dalla corte e dai riflettori, giungendo alla decisione di cambiare aria e di trasferirsi nella pace della campagna senese, facendo di Harry il nuovo banconiere del Circolo.
Ha tutto il tempo di imparare a impratichirsi della macchina del caffè prima del prossimo Dit’Unto a ottobre.

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Il pomo caco di Armaiolo

Un presepe di paese, posto su una collina poco distante da Rapolano Terme, una di quelle località idilliache da abbattere e spianare, che si presterebbero perfettamente per farci passare l’Autostrada delle Ginestre, come da film Amici Miei.
Affogato dalle auto in sosta con il parcheggio tristemente vuoto e il maestoso Ginko Biloba che è già un monumento, accoglie chi giunge all’ingresso del borgo, un pomo senza foglie, ma carico di frutti vistosamente arancioni che arrivano da oriente.

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La guerra dei dazi al vino italiano, articolo di Francesca Ciancio

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L’anno bisestile si annuncia davvero tragico per il vino italiano – ed europeo in generale – con dazi americani sul valore di ingresso delle bottiglie che potrebbero schizzare fino al 100%. Lo ha deciso il 12 dicembre scorso l’amministrazione del presidente Donald Trump in seguito a uno scontro iniziato in autunno con la Francia di Macron che ha colpito formaggi e Champagne.

Disputa partita da altri settori – aerospaziale e servizi digitali – e che è finita sulle tavole a stelle e strisce amanti del cibo e del vino europei. La decisione è fissata per il 13 gennaio ma è da prima del Natale che molti importatori americani hanno bloccato gli ordini presso le cantine del nostro Paese, nell’attesa che la situazione si sblocchi, in un senso o in un altro. A ottobre c’era già stato un innalzamento delle tariffe del 25% su oltre 100 prodotti, coinvolgendo in particolare Francia, Germania, Spagna e Inghilterra (con l’Italia colpita sui formaggi, ma non sul vino). Il contenzioso che ha portato allo scontro è stata l’accusa di supporto alle rispettive industrie aeronautiche, e in particolare alla statunitense Boeing e all’europea Airbus (il cui consorzio vede impegnati i paesi sopra citati). La WTO, l’Organizzazione mondiale del commercio, ha condannato la UE per finanziamenti incompatibili con le regole dell’organizzazione stessa. Risultato, Trump ha diritto a riscuotere 7,5 miliardi di dollari in dazi sui prodotti europei.

Continua su Repubblica Sapori, a firma di Francesca Ciancio

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Codesta rosa in barca sotto il moro

Un tratto di romanticismo estroverso che si manifesta in petali alla luce crepuscolare di un sole sgargiante e maliconico incrinato dalla fuggente brina convenzionale del periodo invernale, che si spettina nell’azzurro in maniera espansiva.

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Il pollo alla griglia della domenica

C’è tutta una liturgia che inizia la domenica mattina alle 11, con un mannello di ginestra secca e l’accurata scelta della legna più verde e più molle per il fuoco, tanto che, appena si accende, si alza un fumo penetrante e grigio che pare un Conclave.
Precedentemente il pollo era stato riempito di spicchi d’aglio dell’orto e ramerino, con ampia pepatura e sale e un lento scivolare dall’ampolla dell’olio.
La marinatura del pollo avviene per tutto il tempo che serve affinchè la legna molle sia brace briosa e ardente.
Lo stare intorno alla griglia di Vasco è per controllo, non perchè il pollo bruci, ma perchè qualcuno dei gatti in appostamento lo tiri via prima del tempo e ci pranzi con comodo.

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Cronaca di un muro

Muro a secco precedente al Catasto Leopoldino del 1765, fatto di una materia prima che nel Chianti abbonda: i sassi.

A retta di terrazze che addolcivano le colline e le rendeva pianeggianti e comode per le coltivazioni, con viti e olivi, piantati in prossimità dei bordi.

Negli scarselli, depositi di foglie, terra, frutti caduti, insieme all’umidità di pioggia e clima, fanno svegliare muschi, licheni, borraccina.

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Potare le rose

Compaiono le prime gemme sui tralci che si apriranno non appena le temperature e la luce saranno tiepide e di conforto al riscorrere della vita.
I tralci secchi, quelli che si intersecano fra loro, quelli il cui colore imbrunito lasciano poco spazio all’immagine di un ricrescere sano, vanno eliminati con dei tagli obliqui in senso contrario alle gemme.
Alcuni pezzi di potatura, che per occhio e linearità, danno una prova di essere in salute, possono essere messi in terra per propagare nuove piante: la talea.

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Alimentari Mazzoni di Arezzo

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Ripercorrendo le orme di Mario Soldati, alla riscoperta di cibo, vino e persone genuine, chi capita per una zingarata a Arezzo, fra pitture di Piero della Francesca, croci del Cimabue e giri nei luoghi del film che valse l’Oscar a Roberto Benigni nella Vita è bella, una pausa di conforto in una bottega di vecchio conio, si trova nei tavolini all’interno dell’Alimentari della famiglia Mazzoni (con accanto relativa trattoria), dove fra affettati sublimi, caci della zona di Amatrice (caprini e pecorini) vino nei bicchieri tipi da osteria, Soldati, grande regista, scrittore, giornalista, si arriccerebbe il baffo di compiacimento, accendendo di gioia, alla fine del pasto e la pregevole conversazione, l’amato sigaro toscano.

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