Il mondo di poesia di Giuseppe Semboloni a Geggiano

Giuseppe è sopra al trattore, dove è montato il pigia – pali, visiona la vigna per dare una ribattuta alle colonne che nell’andare, si sono un po’ scalzate o si sono mosse per qualche urto durante le varie fasi dei lavori.
Si apre in un sorriso quando vede arrivare qualcuno non previsto, tira l’arresto al trattore, scende e basta uno sguardo perchè il sentire e il linguaggio sono comuni.
Giuseppe ha riempito di poesia la sua terra: per la perfezione con la quale pota gli olivi con la tecnica “Roventina” e per la bellezza stilistica delle piante così potate, per la vigna con i capi ancora da legare, per farli diventare più morbidi e per non svilire le ultime gemme per le ferite nell’archetto, poi, per le frasi, le parole, i tralci di salice con i quali lega le viti, i sassi, le tavole, i muri, dove fissa i pensieri.
Gira con un pennarello in tasca, nel caso qualche parola giunta mentre compie un lavoro nel campo, svanisca, prima di essere fissata sul materiale semplice e nobile che ha intorno.
Il percorso che porta alle sue vigne è un condensato di pensieri: sui sassi, sul pancale che copra la bocca del pozzo, in quegli occhi vivi e vispi in completa armonia con la terra, le piante, la campagna, i ricordi di persone o di un mondo che più non è.
I tanti pensieri appuntati su agende, rigorosamente scritti a lapis, appunti quotidiani sulla giornata fra i campi, incontri, scambi di vedute, emozioni giunte in un soffio e fermate, sono un materiale infinito di anni.
Vari appunti e pensieri hanno preso forma e vita in alcune pubblicazioni: Gli amici alberi, con le illustrazioni di Fabio Mazzieri, Terra e poesia e il più corposo e denso “D’improvviso riapparve il pallone rosso”, un condensato di storia moderna fra vita, guerra, risorgimento, vigne nuove da piantare, fine della mezzadria e mondo nuovo da costruire.
Le persone in armonia con la campagna e il mondo circostante, hanno una lingua comune composta di poche parole, adattabilità ai problemi, celere risoluzione agli inconvenienti con ciò si ha o con chi c’è.

In campagna a veder Giuseppe, non si è mai soli, quando si è in armonia con i luoghi e con se stessi, quando qualcuno si ferma e viene a trovarti e poi ti congeda con un: “Grazie per avermi cercato”. Grazie per averti trovato.

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