L’agonia di San Gusmè, un articolo di Antonella Leoncini

“Sono tornato a San Gusmé: è cambiato, non ha un ristorante, un negozio. Ho parlato con il vice sindaco. È una questione di politica di accoglienza: gli operatori possono anche essere disposti ad investire, ma occorre stimolarli. Capisco la crisi del Monte dei Paschi, poi il virus.  Ma qualcosa non quadra: a pochi chilometri, un altro paese ha tre, quattro ristoranti, ora presi d’assalto dai turisti. Non si può abbandonare un borgo che era una ricchezza”. Parla con il cuore e con la competenza di chi per anni ha guidato in Italia il più importante sindacato, la Cgil, Guglielmo Epifani: preferì San Gusmé, come buen retiro e acquistò casa. Ma adesso il borgo soffre. Restano un paesaggio mozzafiato, le vie e casette ben curate dai residenti, settanta nel borgo, trecento nel territorio che vogliono bene al loro paese, ma per il resto quello che era una delle perle del territorio ha perso molto fascino. ‘Da Sira e Remino’, il ristorante cult, è chiuso; come lo sono La Porta del Chianti e la pizzeria.

I turisti, in effetti, arrivano: posteggiano, passeggiano e ripartono. “Da giugno a luglio ho chiuso, colpa del virus, i miei appartamenti turistici – dice Lorenzo Vanni -. Ad agosto gli ospiti sono tornati ma restano stupefatti quando scoprono che non ci sono ristoranti e un negozio dove fare la spesa”. Nel giardino che domina la Berardenga, ha installato una finestra: migliaia di visualizzazioni aumentate in modo esponenziale con le foto e i selfie di coloro che si immortalamo in questo scorcio magnifico e poi condividono i post nel mondo con i social. “La promozione svanisce se – continua Vanni – chi viene non trova i servizi e deve accontentarsi di due bar”. Quelli delle Acli e della società La Filarmonica. “Il Comune – ricorda – controlla le licenze commerciali, concessioni e revoche: può adottare le scelte giuste”. I ristoranti non ci sono più ma sono rimasti abbandonati all’aperto tavolini e sedie. “Così – dice Stefano Tassini – la spazzatrice non pulisce le strade sempre più, come le mura, rovinate”. “Le ultime amministrazioni hanno lavorato per San Gusmé che – osserva Simone Brogi, sindaco dal 1995 al 2004 – ha un bel parcheggio. Ma la questione dei ristoranti e dei negozi è prioritaria”.

Altri tempi quando a San Gusmé per la Festa del Luca e il Premio Silvio Gigli sono arrivati Pippo Baudo, Luca Giurato, Virginia Raffaele, anche Fabrizio Frizzi, altri. Il cartellone era già stato ridotto, poi quest’anno, colpa anche della crisi virus,, sarà condensato in una giornata. “Grande il nostro impegno per salvare la Festa: il 10 settembre quando – dice il vice sindaco Alessandro Maggi – dopo il convegno sull’ambiente, ci saranno cena e musica sul parcheggio panoramico”. Continua. “I tre ristoranti avevano un unico proprietario: ha chiuso ed è partito. Stiamo valutando le nostre decisioni. Il fondo di ‘Da Sira e Remino’ è stato rilevato da un’azienda interessata al territorio. Il locale deve essere ristrutturato. La cinta muraria è oggetto di un progetto, con il contributo della Regione Toscana, che comprende la pavimentazione di via dei Fossi, l’illuminazione, il collegamento pedonale, bagni e servizi. Ci stiamo muovendo ma la burocrazia ha il suo corso”.

Chissà, se parlasse cosa direbbe la statuetta Luca Cava nei giardini Silvio Gigli che, nel 1972, la fece di nuovo realizzare. Non è in forma. La pompa si è rotta e l’acqua non zampilla dalle sue gambe. Luca Cava ha perso le sue funzioni che lo hanno fatto diventare lo status symbol della festa e del paese. E San Gusmè ha perso un altro grande appeal. Fonte: Antonella Leoncini, La Nazione

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