Arrivi e partenze all’eliporto di Vertine

eliporto di vertine

Era dai tempi delle cicogne della Seconda Guerra Mondiale che il cielo di Vertine non era così pieno di velivoli a motore.
A quel tempo monitoravano i movimenti delle truppe di terra, mentre ora caricano turisti e li trasportano fra le nuvole per combattere la noia della vita in colonia.
Di norma le giornate iniziano con i primi spigoli di sole che si alza da dietro Montegrossi, si alza, asciuga la guazza e porta tepore ai passi delle signore che di primo mattino sono use camminare quando i fiori si aprono.

Il vento è una costante che proietta sentori ed essenze, esibisce un frusciare di chiome e un ondeggiare di falchi sospesi per aria.
Il suono costante di un trattore in lontananza, lo scoppiettare del fuoco e le onde di fumo che si disperdono in direzioni diverse a seconda di Eolo, create dall’ardere frasca di ulivo fresca e secca, ripulendo le ferite inferte dalla gelata dell’anno passato.
I tubolari sul breccino di chi percorre in bicicletta i tratti dell’Eroica, con l’ultimo pezzo in bianco, che poi scende di dislivello fino al meritato traguardo.
La prima pulizia delle viti, il taglio dell’erba nel viale di accesso al paese, i soliti volti pieni di cose da fare, ma non prima di aver fatto una parola.
Le rondini fanno il nido e si innamorano danzando intorno la torre, poi in picchiata sul verde intenso delle olivete, poi la sosta sui fili del telefono per riprendere fiato e rimettere a posto le piume per districarsi nell’euforia del volo.
Improvvisamente si avvicina un rumore cupo direttamente dal cielo, non è temporale, non è grandine, non è una stella cometa, ma un elicottero.

Ha i colori bianchi e azzurri delle onde del mare, delle nuvole in cielo, solo che ha un corpo di ferro, delle pale che girano e una madia dal cui interno non escono i cavalieri epici della Mancia o di Italo Calvino, la brezza delle poesie di Montale o di Neruda, l’ermetismo di Ungaretti o l’ispirazione per una tela di una una nuova misericordia, come dipinse quassù a suo tempo su un guscio di legno, Simone Martini.

Fonte: Il Cittadino

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Una risposta a Arrivi e partenze all’eliporto di Vertine

  1. monica ha detto:

    Vertine meglio di Fiumicino…. e meglio pigliarla sul ridicolo… come giusto sia.

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