Ovosodo a Livorno

L’acciaieria è chiusa da tempo, ma Piero Mansani si alza ugualmente dieci minuti prima delle sette e la prima cosa che vedono i suoi occhi al risveglio è il tenero sorriso di sua moglie, Susy Susini, che gli schiocca un bacio e immediatamente dopo inizia a preparare la colazione, momento di raccolta familiare, che diventa una festa, quando è presente la figlia, che ha appena compiuto 23 anni e frequente la facoltà di lettere all’università.

Poco dopo le otto esce di casa per non assistere ai programmi televisi del mattino e fa una visita al solito barre dove scorre velocemente i titoli dei giornali sopra il congelatore dei gelati, di quelli con i due sportelli, come erano una volta.

Un caffè, qualche battuta sempre più fiacca sui tempi e lentamente, a volte salendo, a volte spingendo la bicicletta, arriva fino alla terrazza Mascagni, dove gabbiani sfuggevoli, coppie di ragazzi si baciano, nonne strafatte di ponci, commentano il gioco delle identità che la televisione apparecchia ogni sera.
Si fa immediatamente più in là e guarda l’orizzonte che ha perso l’aureola del sogno e si fa quasi toccare, come se il mare lo volesse buttare su quei pochi sassi messi a protezione dalla terrazza e disfarlo.

E’ un ciondolare fra i pensieri, fra le nostalgie, fra una città ancora viva, rispetto a tante altre, ma che i tempi hanno anestetizzato e riempito le persone di una rabbia senza fine e senza alcuna logica.
Arriva ai fossi, gira intorno la sede del Vernacoliere, vede i ragazzi di una scuola discutere sullo stato delle cose e si rivede come era.
La nostalgia si fa pregna di pensieri e sentimenti, con Susy, da giovani non smettevano mai di sognare, e al chiuso di casa dopo cena, nel limite del possibile sognano l’indispensabile per non finire come tanti a passare i sabati dentro i supermercati.
Con una figlia bella, che studia lettere e ha una mente vulcanica di idee per il futuro, non si vogliono far trovare spiazzati e reduci di non sanno neanche loro di cosa.

La camminata o il giro in bicicletta, spesso portano senza saperlo verso un teatro, che ai suoi tempi lo era ancora, ma ora è un deposito con qualche conca di limoni messa dentro.

Fuori una bandiera stinta, che ricorda un giorno di quasi cento anni fa con un sogno e un pensiero di riscatto e dignità per quanti una firma su un foglio non la sapevano fare, per quanti le giornate di lavoro erano infinite e le gratificazioni punte.
A Piero risuonano spesso in testa le parole di sua figlia:” Ovunque ci sia un’ingiustizia o qualcuno calpestato, il sogno riprende il suo cammino e le persone ritornano a splendere”.

Quando torna a casa l’umore è arzillo. Il cacciucco della Susy e un suo bacino, lo rirendono cardiologicamente energico cercatore di pane e tulipani.

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