Bruna

All’epoca la telefonia mobile era esclusiva dei film di James Bond mentre  i comuni mortali dovevano usare il telefono nero a scatti prendendo preventivo appuntamento per essere chiamati al posto telefonico pubblico.

La cabina era insonorizzata per l’esterno e aveva l’interruttore della luce al soffitto con l’interno rivestito di pannelli metallici forellati  e si chiudeva con uno scatto fioco come fosse sotto vuoto.

Accanto stava la rastrelliera per la pasta di ogni foggia  ma tutta del Pastificio Ponte di Perugia, con sopra  le mucche chiazzate e gonfiabili dei formaggini.

Il bancone con le damigiane per le caramelle d’orzo, rabarbaro e menta, la bilancia, l’affettatrice, i salumi appesi e il bossolo delle acciughe, la cassetta di aringhe,  i caci appoggiati, il lavello con la cannella (rubinetto) a vite, i bicchieri per la mescita, la carta gialla per rinvolare le cose e farci i conti  a grandi numeri scritti a mano.
La birra Wuhrer con le bottiglie grassoccie, la spuma da litro nel vetro a rendere,  la vetrinetta bianca luogo di perdizione per i bambini dell’epoca per gli oggetti contenuti: lamette da barba, pennelli, sapone, penne e quaderni, candele e lumini, cotone, alcol, coccoina e inchiostro, bottoni, fili e spago per l’orto o chiudere il pollo dell’arrosto.
All’epoca le confezioni del latte erano a piramide e fra le bottiglie di vermut ce n’era sempre qualcuna di Kambusa uan l’amaricante.

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12 risposte a Bruna

  1. silvana biasutti ha detto:

    Questo era; ci siamo allontanati troppo e siamo andati lontano ma a casaccio.

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  2. angelica ha detto:

    Quello era il tempo in cui le farfalle era bello vederle libere volare e fermarsi sui fiori, quello è il tempo dei ricordi a me caro, questo attuale è un tempo diverso, per certi aspetti di crescita, ma credo che la crescita sia stata un po’ frettolosa e disordinata e qualcosa si è perduto per via, qualcosa lo si è abbandonato ai margini della strada come fosse un peso inutile da portarsi dietro, ma ecco che tutto ritorna al suo giusto posto nel grande armadio della memoria collettiva e quando lo si apre è sempre un lampo di malinconia ad illuminarne i ricordi.Angelica

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  3. mario ha detto:

    …qualcuno oltre alla ”rivendita” aveva un distributore ”a pompa” x la benzina..i più moderni potevano fare anche la miscela semi-manualmente x la lambretta o la vespa..

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  4. Elisabetta Viti ha detto:

    …si,allontanati troppo,..ma da noi stessi…come fosse vergognoso crescere in periferia,in campagna,..Ricordo il lattaio che passava e ritirava anche i vuoti,e il furgoncino del fornaio che arrivava strombazzando nel piazzale,…e odorava di pane appena fatto,e il ciaccino tanto gustoso,..e le massaie interrompevano le faccende in casa e scendevano a comprare,vestite modestamente,anche in ciabatte.E spesso si prendeva a credito,e il fornaio segnava la spesa su un piccolo libriccino consunto…che uno saldava a fine mese ed era normale cosi’.Intorno al furgoncino si formava un capannello di donne,un piccolo mercato di voci e risate,…e poi via,tutto si disperdeva ,appena finita la consegna…Ricordo la bottega del vinaio,…tempi lontani,un’altro pianeta forse.L’avvento del supermercato ci ha illuso che tutto fosse a portata di mano,facile da avere.Ma ha messo distanza fra le persone..siamo andati lontano da noi stessi..Elisabetta

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  5. Andrea Pagliantini ha detto:

    Era un mondo sicuramente più genuino, semplice e fatto di rapporti umani che non si può per forza di cose non ricordare con un pò di nostalgia perchè erano momenti più sani e vivibili meno accidentati dalla smania dell’arricchimento a qualunque costo dando libero sfogo a un deserto di umanità accidentata da gomitate o perseveranza verso un unico miraggio obiettivo che non sia quello dello svuotamento di casseforti ben capienti.
    Si, erano altri tempi dove non si stava male materialmente e non si inseguivano necessità inutili.

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  6. Elisabetta Viti ha detto:

    Non si stava male materialmente ,ma non si poteva nemmeno “scialare”…Mio padre,con tre figlioli, ci comprava i quaderni all’ingrosso,x risparmiare…e non ci chiedeva certo,se ci piacevano!C’erano quelli e basta.C’era attenzione alle cose,ai vestiti,…Non si andava certo “firmati”…Si giocava nel piazzale,all’aria aperta,si facevano le marachelle,(come fregare le ciliege al contadino…)Ora e’ tutto recintato,ovunque…non si puo’,nemmeno piu’, passeggiare nei campi…Ma quello che ricordo con nostalgia,e’ che si lasciava le chiavi di casa inserite nella serratura esterna della porta…non c’era da temere nulla…ci si fidava…e nulla era mai accaduto di negativo…Ora,nel mio palazzo,tutti i condomini hanno le porte blindate!e tanta tristezza addosso….mai un sorriso.E a malapena salutano…Io,e un’altro inquilino,siam gli unici che ancora abbiamo lasciato la “vecchia”porta di legno,originale.A me ricorda mia nonna,che ci abitava,e non la cambiero’…mi piace troppo accarezzarla…un saluto

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  7. Dario ha detto:

    Non v’aggiungo i mia di ricordi delle botteghe delle Taverne e dell’Arbia altrimenti mi vengono i lucciconi.

    Singolare il caso della pasta Ponte, che fu la madre di tutte le sponsorizzazioni del calcio in Italia.
    Correva l’anno 1977 se non 1976. L’allora presidente del Perugia, D’Attoma mi pare, per raggranellare qualche soldo fece mettere ai pantaloncini dei giocatori la scritta Ponte. Niente di che confronto alle pubblicità attuali, ma apriti cielo. Si aprì un contenzioso con la federcalcio che sul momento si concluse col divieto a mostrare la scritta. Come andò la storia dopo la sanno tutti.

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  8. mario ha detto:

    …ma quel ”non salutare”…quella gioia interna che non c’è ( e che c’era in molti)…forse la vogliono far credere così la vita globalizzata ?

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  9. Andrea Pagliantini ha detto:

    Forse non si sta vivendo tempi bellissimi e forse è bene fare tutti (io per primo) un bagno di umiltà e ricerca di un filo conduttore perso per via che porti al recupero di rapporti umani dando una pedata nel culo definitiva al solo interesse, avidità, ricerca di essere sempre il meglio fico del paniere.
    Quando si era tutti più semplici e con meno si campava molto meglio.
    Per rimanenze di ricordi calcistici se ti ricordi Dario c’ea anche un’altra squadra che aveva lo sponsor sulla maglia, quella R fatta di filo sulle maglie del Vicenza.
    La squadra veniva addirittura chiamata Lanerossi Vicenza.

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  10. Dario ha detto:

    Vero quel che dici. Il Lanerossi fu i primordi (e wikipedia ci rammenta giustamente la T di Talmone sulla maglia del Torino o il Simmenthal Monza).
    Ma fu il caso della pasta Ponte quello che diede la stura al fenomeno. Altre società si riferirono all’esperienza del Perugia e fecero pressioni per mettere la sponsorizzazione sulla maglia. Ricordo pagine di analisi e polemiche fra sponsoristi e contrari sul Guerin Sportivo.

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  11. Andrea Pagliantini ha detto:

    Torino e Monza non li sapevo e mi piaceva all’epoca sentire le partite alla radio, i nomi assurdi di certi giocatori o arbitri ed erano affascinanti anche gli scarponi che prima o poi avrebbero avuto un giorno di gloria.
    Luis Silvio Danuello della Pistoiese in seria A un mito 🙂

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  12. Pingback: Elena Trissino | Andrea Pagliantini

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