Giulio Gambelli – Il Maestro

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Non occorre un’occasione particolare o speciale per parlare di Giulio Gambelli, è necessaria la stima, il rispetto e l’ammirazione per un uomo che ha inciso profondamente nella storia del vino toscano e del suo vitigno preferito: il Sangiovese, che ha sempre difeso e tutelato.

Una vita trascorsa fra vigne e cantine, collaborazioni con aziende che vanno oltre le nozze d’oro, come quella con Bibbiano di Castellina, vini che sono sulla bocca di tutti gli intenditori come il Pergole Torte di Montevertine e collaborazioni famose e passate come quelle con Vistarenni, Colle ai Lecci, la mia “mia” vecchia Pagliarese e poi Lilliano, Ormanni, Soldera su Montalcino,San Donatino, aziende in cui fa capolino ancora perchè anche se gli anni passano, la passione e la competenza sono le stesse di sempre.

Sostituire o soltanto eguagliare il suo palato, la sua metrica di giudizio che ha fissata e stampata in mente, dopo anni di assaggi, incrociati poi a dati analitici, credo sia pressochè impossibile, avere quella sensibilità, quelle doti di trovare a botta sicura e senza tanti trastulli, di primo acchito, sentori pregi e difetti del vino che ha nel bicchiere, è caratteristica del Maestro, e nessuno me ne voglia, ma credo che in questo sia l’unico palato, il vero naso elettronico che abbiamo in circolazione.

Lo si sente descrivere come un burbero, come un orso, lo dice anche Carlo Macchi nel suo libro intervista pubblicato quest’anno da Veronelli Editore, ma nel mio piccolo, non mi sento di condividere questa opinione, perchè Gambelli è persona umile e semplice, disponibile, basta vedere la grazia con cui accoglie la gente che passa a salutarlo e che molto spesso è accompagnata da bottiglia da assaggiare per capirne pregi e difetti.

Negli anni del boom dei vari Supertuscan, quando sembrava che quel modo di fare vino, fosse l’unico possibile, è stato considerato come un testimone del passato, accantonato, forse maldestramente dimenticato.

Quando i Supertuscan sono cominciati a rimanere fermi nei magazzini delle cantine si è cominciato a rivalutare Gambelli ed il suo modo di fare vino, tutti a corsa a benedirlo, osannarlo, tutti pronti a fare la corte e la rincorsa a dire “io lo conosco da una vita”. Ma, lasciamo perdere, non è il caso di far polemiche.

Concludo annotando un aneddoto di molti anni fa, che pochi intimi conoscono, tranne forse chi c’era e l’ha vissuto.

A Pagliarese, vicino Castelnuovo Berardenga, la proprietaria, la signora Sanguineti sempre frettolosa per soddisfare le richieste pressanti e notevoli degli acquirenti, voleva iniziare a commercializzare un vino che ancora doveva maturare in botte altri mesi; con il suo accento milanese squillante e schietto disse:” Ma signor Gambelli, qui bisogna imbottigliare presto il Pigiatello, lo chiedono, lo vogliono” e lui calmo e serafico, con quegli occhietti vispi, alza lo sguardo dal bicchiere e tranquillo se ne esce con una battuta che la fulmina e ammutolisce:” Il Pigiatello? E la fava di Gigi il bello, quel vino unnè mica pronto per la bottiglia, ci vuole il sù tempo!”.

Il tempo scorre per tutti, anche per Giulio Gambelli che ha passato a marzo il traguardo degli 82 anni, chi ama il vino e il Sangiovese però deve augurargli lunga vita e la stessa passione di sempre, anche se sono sicuro che questa non verrà mai meno.

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8 risposte a Giulio Gambelli – Il Maestro

  1. Gianpaolo Paglia ha detto:

    “Il Pigliatello? E la fava di Gigi ‘l bello” è il massimo della vita. Ci sta tutta la toscanità in quella frase. Chi è toscano capisce, gli altri mi dispiace…nessuno è perfetto ;-D

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